A novembre il riposo è il compimento di tutto. Forse non in molti sanno, infatti, che da un punto di vista prettamente agronomico le annate cominciano ad essere scandite proprio da questo mese e non da gennaio: la natura, infatti, ha le sue convenzioni e non le importa di quel che pensa l’uomo.
Così, a novembre, il vino inizia a giacere in cantina. Dopo lo sforzo enorme della nascita, dopo le tempestose fermentazioni, esso dichiara finalmente la sua essenza. E’ riposando, avvolto dal silenzio, sospinto dal tempo e mantenuto intatto dalle basse temperature, che il vino rivela la sua carta d’identità.
Attendendo la fase di luna calante, approfittando dell’influsso lunare positivo che favorisce la sedimentazione della feccia, i vini vengono travasati, “messi a pulito” come si dice in gergo. Questo è il momento che scandisce l’inizio della fase del riposo: i vini passano in affinamento nelle botti di legno, e a differenza della fase di vinificazione – dove come per un bambino le attenzioni sono quotidiane, ansiose – essi diventano adolescenti e velocemente autonomi.
Nel frattempo, in campagna, si compie una delle lavorazioni più belle ed affascinanti: la piantumazione dei sovesci.
In agricoltura il principio più importante è la salvaguardia della fertilità dei terreni. Noi di Poggio del Moro sappiamo quanto sia necessario rispettarlo e custodirne la sacralità. E’ infatti fondamentale, per ogni agricoltore, rispettare la terra e lasciare in eredità alle generazioni future terreni ricchi almeno come quelli che lui ha ricevuto in dono, se possibile migliori.
Il sovescio? E’ una tecnica fantastica, alimento indispensabile per ottenere frutti fecondi. E’ il mezzo che agisce da propellente naturale per un ciclo che ogni anno regala incanto ed emozioni per tutti i sensi.
Mediante la piantumazione di essenze particolari come il favino, la sulla, la colza, la senape, la lupinella, la rucola e tante altre, il terreno viene arricchito di microflora e sostanze nutrienti in modo pazzesco. Tutto questo – fondamento e motivo d’orgoglio del lavoro a Poggio del Moro – senza alzare un dito, senza utilizzare concimi, senza disturbare l’equilibrio della natura. Questa è veramente una tecnica che inorgoglisce chi la pratica. Così il terreno, dopo lo sfruttamento della stagione, dopo aver nutrito le piante che tanto amiamo, dopo averci regalato ancora una volta la sua generosità, giustamente si riposa e noi lo coccoliamo con il dono che lui più gradisce, delle piante amiche che lo abbracciano, lo accarezzano e gli rendono indietro il nutrimento.
